Quando ero piccola, m’innamoravo di tutto

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Da quanto mi ricordo, e ho buona memoria, la mia non è stata un’infanzia particolarmente sportiva. Non che non facessi sport, come ogni buon genitore fa con i figli, i miei mi hanno sempre guidata in una scelta, ma già da allora la scelta sportiva non prevedeva le due cose fondamentali: non prevedeva passione per la disciplina scelta e non necessariamente prevedeva fatica agonistica.

La scelta ricadde sul tennis. Niente che non va sul tennis, è una disciplina bellissima, elegante, uno sport individuale quindi più facile per una figlia unica come me, e sport soprattutto sociale, “ci si fanno buone amicizie”, e infine, ma non ultimo, sport “haut de gamme”: se ti fai degli amici, che non siano degli scappati di casa.

Ma… a me sono sempre mancate due cose: la passione nel rincorrere una palla e la voglia di mettere i piedi in testa agli altri.

Mi ricordo ancora il giorno di una partita con na nota testa infuocata aostana: le dicevo gioiosamente che la sua palla era dentro gridandole “IN” (nel tennis si dice out con un ghigno malefico quando la palle dell’avversario è fuori). Lei ovviamente mi prendeva in giro, godendo come un riccio di avere una partita vinta così facilmente. L’unica coppa che mi hanno mai dato è stata un caso, ha stupito forse più me di loro. Forse si era ammalata un’avversaria.

Altri sport non ne ho provati (non considerando la danza in quanto sport, ma in quanto arte), 7 anni di tennis mi sono stati sufficienti per tirarmi addosso l’etichetta di ragazzina fragile e antisportiva (le cosce che mi lasciò il tennis me le porto dietro ancora ora). E non è bello essere l’ultima scelta per la squadra di pallavolo.

Fù così che mi iscrissi alla prima gara sui 1.000 metri piani, sconsigliatissima per una ragazzina “fragile” e senza allenamento. Infatti sparai i primi 300 metri come una centometrista, vogliosa della mia rivincita, con il risultato di una crisi d’asma ai 400 e un medico in campo ai 500.

Verdetto: Carlotta, sei negata per lo sport.

Ma per fortuna un bel giorno arriva il destino e insieme a lui il tuo riscatto: allora belle gioie, chi era la ragazzina fragile?

L’unica parola che mi viene in mente è TIE’, con bel gesto dell’ombrello a tutti quelli che mi hanno guardata con apprensione ieri e che oggi forse avrebbero qualcosa in meno da dire.

Il motto del giorno: SE CE LA FACCIO IO A FARE UNA MARATONA, ALLORA CE LA POSSONO FARE TUTTI!

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  • […] ero piccola (“e m’innamoravo di tutto”, se volete capire la citazione leggete qui), gli “adulti” mi dissero che non si dice che una persona è grassa, non si dice che […]

  • […] Quelle da tennis ve le risparmio, perchè sono così belle che poi cambiate sport  e io poi devo trasformarmi in “TennisCharlotte” e se volete sapere com’è il mio rapporto con il tennis lo trovate qui 🙂 […]

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